Dalla A … alla Zucca “Sedano”

Dalla A … alla Zucca “Sedano”

La storia ci racconta di prodotti, come il sedano, sin dall’antichità, usi e proprietà terapeutiche spesso sono state scoperte casualmente cercando di risolvere problematiche quotidiane. Conoscere il percorso che un cibo ha compiuto prima di arrivare ai giorni nostri ci mette nelle condizioni di apprezzarlo di più e sperimentare quanto Ippocrate ci suggerisce “Fa che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo”.

Probabilmente oggi non ci accorgiamo di tutto questo, perché ciò che mangiamo è spesso “inquinato” e di conseguenza può darci fastidio, disturbi che riconduciamo al cibo in sé perdendo la consapevolezza di viverlo come Ippocrate ci indica, in realtà non è il cibo che ci fa male, ma quello che è contenuto all’interno, come fertilizzanti e sostanze tossiche di cui il nostro corpo non ha bisogno.

Il nostro organismo dispone di un sistema di eliminazione delle sostanze tossiche che producono le nostre cellule col metabolismo e lo fa attraverso gli organi emuntori, ingerire quotidianamente veleni va a inibire le funzioni di quella macchina perfetta che è il nostro corpo e a lungo andare ci presenterà il conto di questa mancata “selezione” e “manutenzione”.

Facciamo insieme una panoramica sul ruolo che il sedano ha avuto nella storia.

Ortaggio, pianta ornamentale e terapeutica, citata già da Omero nell’Odissea quando Achille guarì il suo cavallo gravemente ammalato facendogli mangiare proprio il sedano. I greci invece lo ritenevano una pianta sacra tanto da rappresentarla sulle loro monete e da dedicargli una città sicula, centro di produzione e commercio di quei tempi. Gli Egizi invece usavano riporre fasci di sedano nelle sepolture dei loro faraoni probabilmente per questa sua sacralità riconosciuta.
Nel 700 invece si attribuirono al sedano doti di stimolante erotico. Utilizzato crudo con salsine piccanti o come minestra in crema e vellutata. Pare che quest’ultima fosse la preferita, inventata e testata personalmente, da Madame Pompadour per sensibilizzare i sensi.

Calorie e valori nutrizionali del sedano

100 g di sedano corrispondono a 20 kcal / 84 kj

100 g di questo prodotto contengono:

  • Acqua 88,3 g
  • Carboidrati 2,4 g
  • Zuccheri 2,2 g
  • Proteine 2,3 g
  • Grassi 0,2 g
  • Colesterolo 0 g
  • Fibre 1,6 g
  • Sodio 140 mg
  • Potassio 280 mg
  • Ferro 0,5 mg
  • Calcio 31 mg
  • Fosforo 45 mg
  • Magnesio 16 mg
  • Zinco 1,24 mg
  • Rame 0,11 mg
  • Selenio 3 µg
  • Vitamina B1 0,06 mg
  • Vitamina B2 0,19 mg
  • Vitamina B3 0,2 mg
  • Vitamina A 207 µg
  • Vitamina C 32 mg

Lo troviamo nella sua espressione naturale nei mesi che vanno da maggio a settembre, in effetti la natura ci ha messo a disposizione questo ortaggio in questi mesi dell’anno anche per le sue doti dissetanti e rinfrescanti utili per riequilibrare l’organismo nei periodi di caldo eccessivo.

Grazie alla sua alta percentuale di acqua, fibre e pochissime calorie, lo associamo infatti a un ortaggio leggero, utile per agevolare la digestione, ridurre la ritenzione idrica, apportare vitamine e sali minerali indispensabili per la salute delle nostre ossa, infatti la sua forma ricorda quella di un arto e la somiglianza non è casuale.

Indispensabile in tantissime minestre come brodo, minestrone e zuppe di legumi; è importante consumarlo anche crudo, preferibilmente prima dei pasti, sia per preparare l’intestino alla digestione alcalinizzandolo, che dandoci quel senso di pienezza che evita di farci divorare tutto velocemente a tavola.

Depurativi, drenanti e dissetanti sono gli estratti e i centrifugati di sedano; dall’alto valore nutritivo, il sale di sedano è un’alternativa naturale al classico sale da cucina. Consigliato anche nelle insalate, comprese le foglie, che solitamente buttiamo via.
Un suggerimento utile per non sprecare il sedano, e per agevolare le varie fasi di preparazione in cucina, è quello di lavare coste e foglie di sedano e inserirle in un tritatutto insieme a carote, cipolla, aglio, prezzemolo e pomodorini. Una volta ridotto tutto in parti molto piccole, inserire il composto all’interno dello stampo che utilizziamo in freezer per i cubetti di ghiaccio. In questo modo avremo sempre a disposizione il nostro cubetto di “soffritto” da non soffriggere, basterà scaldarlo nel nostro tegame con un po’ d’acqua prima di iniziare, come base per le nostre minestre e ricordandoci di aggiungere un filo di olio evo crudo a fine cottura.

Mirella Giannuzzi NutriBioCoach®

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