Insalata di orobanca o sporchia

Insalata di orobanca o sporchia

Ecco un altro piatto della tradizione, uno di quei piatti preparati dalle nonne, sapori e affetti oggi ricercati. La sporchia è un ortaggio caratteristico prevalentemente della Puglia che cresce spontaneamente insieme alle piante dei piselli e delle fave. Ricordo quando i nonni rientravano dai campi con cesti di fave e piselli entusiasti di averne riempito uno anche per la sporchia. Era come un dono, una bella sorpresa di quelle piante, un segno di ringraziamento che erano cresciute bene, tenute con cura e attenzione.

E’ così che ho vissuto la campagna ed i suoi frutti, e si stava bene, si cucinavano piatti semplici con ingredienti realmente sani, non si facevano sprechi, si aveva rispetto per la natura, per le persone e per le cose, si stava in famiglia, uniti, si affrontavano le situazioni insieme, si era felici con poco. Oggi cerco di trasferire questo a mia figlia, ed ogni volta che preparo queste ricette della tradizione, mi nutro di questi valori.

Come preparare la sporchia

Una volta raccolta priviamola della parte inferiore del fusto, quella più dura e laviamola per bene eliminando barbette in eccesso. Subito dopo la lessiamo in acqua per circa 5 minuti, non deve disfarsi ma rimanere soda. A quel punto dobbiamo sgocciolarla e metterla in un recipiente pieno di acqua avendo cura di cambiarla, 3 volte al giorno per almeno due giorni affinchè perda l’amarognolo. A quel punto va condita con olio, aglio, menta, pepe, limone (la nonna usava l’aceto, ma io preferisco il limone come gusto e come integrazione di vitamina C ed equilibrio basificante).

Ma non finisce qui!

La sporchia si presta ad altre realizzazioni gustose. Mia nonna la preparava anche infarinata e fritta (mettendo nella farina foglie tritate di menta per conferire un gusto più fresco) oppure direttamente in teglia sul fuoco con un battuto di uova e formaggio, ma noi possiamo riproporla in una versione vegan con patate rosse lesse (o topinambur) schiacciate e spezie, tipo sformato oppure ancora avvolta nella farina di ceci bio, stesa su carta forno naturale, un filo d’olio e via in cottura finchè non diventa dorata.

Pronti a sperimentare insieme i piatti della tradizione?

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